10 agosto 2012

Quanto è vicina la IoT in ambito industriale?

IoT: Internet of Things (Internet delle Cose), tra il serio e il faceto.
Mai un acronimo fu più infelice! Sgraziato, superficiale, cacofonico anche in inglese (chiedo scusa a Kevin, presunto padre... forse non osava sperare in tanto successo!). Eppure nasconde il fuoco della prossima rivoluzione industriale, ancora latente sotto la cenere.

IoT evolution is at a stage to become suitable for industrial applications





Image credits - from Wikipedia, the free Encyclopedia: A technology roadmap of the internet of things, by SRI Consulting Business Intelligence/National Intelligence Council, 4 Aprile 2008



Tutta la considerazione nasce da questo post di ieri, a proposito dei moderni relay che mostrano i muscoli ai PLC, che è servito come spunto per sviluppare il discorso verso una direzione inaspettata (trovate qui il post pubblico su Google+).
Cito il passaggio:

Massimiliano Sarigu 
Sì, ma a questo punto si può ancora parlare di reali differenze tra le varie categorie di apparati? Quando un PLC integra anche un motore web si può ancora considerare un semplice PLC? Se un relé è programmabile è ancora un relé?

Michele Brami 
Un PLC resta sempre un PLC, e un relé sempre un relé. Dargli capacità "pompate" non sempre è un beneficio. Forse colgo quale sarà il successivo passo, ma siamo ancora lontani almeno una decina d'anni e non da un punto di vista tecnico: il tanto osannato "internet delle cose" che per venire alla luce ha bisogno di uno standard applicabile [applicativo] che ne definisca le ontologie e le semantiche, la liberazione dai driver proprietari e dai protocolli e il passaggio ai servizi web con manifesto pubblico. Il solo dubbio è: vorranno/potranno i produttori competere [gli uni contro gli altri] solo per la bontà del prodotto e per il suo prezzo? Ad oggi il trincerarsi dietro tecnologie chiuse e proprietarie ha consentito a questi produttori di vendere anche devices non proprio eccellenti, o di praticare politiche di prezzi del tipo "o così, o stai senza", e o di imporre il proprio engineering.

Anche se non sono stati fatti nomi, i riferimenti sono piuttosto inequivocabili. Il fatto interessante è che tutti i Big a cui si adatta perfettamente la descrizione sono all'interno di commissioni, organismi e fondazioni che promuovono la collaborazione, gli standard aperti e l'interoperabilità. Credo che sia questo il motivo del mio scetticismo a proposito dei 10 anni (ma pensandoci a mente fredda forse sono stato ottimista).

Una ulteriore considerazione segue subito la prima: nel momento in cui dovesse succedere che i provider di tecnologie di base inizino a trovare un accordo sugli standard inizierebbe un difficile interregno, tra i reparti di Ingegneria di Processo e quelli di Information Technology.
I servizi web sono tipicamente dominio degli informatici puri, ma le macchine, i controllori di processo e gli apparati sono invece nella corte degli elettrotecnici/elettronici.

Ma chi sarà a farne le spese?

"I systems integrators e gli SCADA, finalmente!".

Risposta ovvia, ma completamente sbagliata.

"Ovvia" perché normalmente sono questi ultimi a stare in mezzo ai due fuochi, e "sbagliata" esattamente per lo stesso motivo.
Non possiamo, presi dall'eccitazione del momento evolutivo, dimenticare che le best practices di progettazione sia dell'ingegneria elettrica/meccanica che del software prescrivono, tra le misure per limitare la propagazione dei guasti e delle problematiche sistemistiche, la pratica del disaccoppiamento
Gli informatici risponderanno che il disaccoppiamento lo procurano i servizi web, dato che nascono per questo, e gli ingegneri diranno che il disaccoppiamento è intrinseco nella "sublimazione" dal nudo metallo al dato digitale.
Ma risponderò che il dato digitale è parente di primo grado del metallo (ciascun relay avrà la sua CPU, ricordate?) e che il servizio web che viene pubblicato esporrà informazioni che l'informatico non è in grado di comprendere (lo stesso relé saprà solo dire se è aperto o chiuso o i modelli più sofisticati in un eccesso di zelo diranno anche che corrente li attraversa).
In realtà la figura dell'integratore, per sua natura metà elettricista, metà umano e metà informatico, sarà sempre l'anello di congiunzione delle due realtà tecniche (ringrazio Massimiliano Sarigu anche per il paragone azzeccato) avendo la capacità, acquisita da una vita vissuta su un campo minato, di coniugare le esigenze impiantistiche con quelle di networking, di trasformare dati grezzi in KPI, di spremere ogni bit significativo dalle macchine e pigiarlo a forza negli spazi angusti centellinati dai DB administrators, e di tante altre imprese che voi umani non potete capire.

Timoniere, barra al centro e alla via!
Macchine avanti normale!