17 settembre 2014

Home Automation: sfogo di un System Integrator

Da anni, oramai, lavoro come system integrator nel campo dell'automazione industriale, di infrastrutture ed energia.

Ogni giorno leggo notizie che riguardano l'automazione industriale e tra i titoli scorrono, con sempre maggiore frequenza, articoli che parlano di "home automation", un termine che viene abusato e distorto un numero incalcolabile di volte (e non accenno neanche alle bestemmie quando per completare la zuppa, ci aggiungono anche IoT, ma questa è un'altra storia...).

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Perché ho deciso di parlarne? Perché non riesco a farmi una ragione nel vedere, sentire e leggere chiacchieroni che cercano di banalizzare un settore tecnologico con enorme potenziale di business, e posso farlo perché ho la necessaria esperienza e conoscenza del caso.

Non vorrei, ad un certo punto, sentirmi dire dal cliente che suo nipote con una scheda Arduino e tre sensori bluetooth gli fa l'automazione industriale con 500 €... i cari "cugini" che si occupano di web possono confermare che ad ogni nuova conquista tecnologica nel loro campo si accompagna una recrudescenza del fenomeno, ne sono sicuro...

Bene, iniziamo allora con il dire che cosa "home automation" non è:

  • Non è controllare luci e il termostato con l'iPhone
  • Non è visualizzare lo stream di una telecamera IP dal PC dell'ufficio né da qualunque altro display remoto
  • Non è connettere attuatori o sensori ad un qualche gateway e pilotarli da remoto

La home automation come ogni altra "automazione", o più genericamente come un qualunque impiego di tecnologie, è prima di tutto progetto . Se non c'è un progetto, qualunque cosa possiate pensare finirà inevitabilmente con l'essere, tecnicamente, un paio di occhialoni con il tergicristalli: non servono a nessuno se non per farsi due risate.

E il progetto ha un unico driver durevole, robusto e inflessibile: un qualche costo da ridurre per il cliente, una opportunità di business per il fornitore.

Purtroppo è anche vero che se l'utente finale non viene invogliato con design accattivanti, con applicazioni che può installare sullo smartphone, e creando la percezione di necessità laddove c'è invece solamente fuffah, trend e moda, ogni proposta tecnologica che ha come target l'individuo qualunque è destinata a non avere un grande seguito.

È per questo motivo che io non mi occupo di home automation e rabbrividisco ogni volta che qualcuno me ne parla nei suddetti termini: le tecnologie che vendono di più, per i motivi indicati sopra, sono quelle meno sicure, meno aperte, meno flessibili, meno scalabili. E i produttori di elementi di impiantistica civile sono i complici peggiori degli imputati.

Finisco con una nota tecnica: per fare una home automation come si deve ci si deve pensare prima di fare una casa, altrimenti poi tocca risbudellare pareti, soffitti e pavimenti.

Perché ci vogliono i fili

Certo che possiamo mettere in campo bluetooth, wi-fi, radio VHF e quant'altro, ma alla fine per attuare un interruttore elettrico, ci vuole un relé che per funzionare richiede tensione.

Ma alla fine potete fare come vi pare. Se vi fa figo dire che avete la home automation quando potete cambiare il colore della lampadina senza alzare il culo da divano, fatelo pure... e non offendetevi quando vi riderò in faccia!

Nota: non uso il termine domotica perché fa cagare da ogni punto di vista, pur apprezzandone l'origine classica.

Articolo originale postato su Google+ http://goo.gl/7jQfCE


"Automation, since years trivialized by home automation vendors, now reaches the lowest level.
Automation is hacking in its purest form. Now uniformed, wrapped, predefined and packed as a washing macchine program, for those without creativity."
(autocit.)