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Visualizzazione dei post da Agosto, 2012

HMI design: il Mock-Up

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In ogni progetto di automazione o integrazione, giunge il momento di iniziare a pensare all'interfaccia uomo-macchina (HMI - Human Machine Interface).
L'approccio più razionale, quando il tempo non è troppo tiranno e il cliente finale dimostra una minima serietà, vorrebbe che l'interfaccia fosse oggetto di una progettazione esecutiva piuttosto attenta e dettagliata, che fosse redatto l'albero di navigazione, che tutte le interazioni possibili fossero analizzate sia sulle reazioni normali che su quelle "failure", che il look & feel  possedesse una chiara e inequivocabile tassonomia.

Oggi vorrei condividere una prima bozza di un lavoro che sto portando avanti. Non è di certo una realizzazione perfetta e "da manuale", al momento, ma sono certo che lo sarà in fase esecutiva. Lo scopo, e va ricordato, è comunque quello di ottenere il più rapidamente possibile l'approvazione del cliente (che troverete ovviamente oscurato), e non quello di scrivere u…

Quando le certificazioni diventano... incerte

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Il raggiungimento di certificazioni, serie e prestigiose, ad esempio, come quelle ISASecure, sono un traguardo importante per i grandi produttori di hardware come Honeywell, che devono imporre la propria leadership tecnologica e tenere a bada la concorrenza costringendola alla perpetua rincorsa. Lo spunto ci è fornito dalla notizia riportata con grande eco su tutto il web (citiamo la prima che abbiamo trovato) della certificazione ISASecure ottenuta proprio da due prodotti di automazione Honeywell, ovvero il sistema di controllo distribuito C300 (DCS) e il modulo interfaccia di campo (FIM) entrambi della serie Experion. La certificazione è relativa a due aspetti che abbiamo già trattato in questo post, ovvero quello della sicurezza funzionale e quello della cyber-security.

Ma, come dobbiamo aspettarci in questi casi, non è sempre tutto "rose e fiori", dal momento che abbiamo anche trovato un incipit di polemica, sul DigitalBond.com. La polemica non riguarda il prodotto né il …

Cybersecurity e Sicurezza funzionale: vicina la fusione?

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La cybersecurity in campo industriale è salita vertiginosamente nella classifica dei problemi e degli investimenti, soprattutto nel corso degli ultimi 5 anni, assumendo il volto di una vera propria piaga, in particolar modo nei settori: Distribuzione elettrica, Smart-Grids;Trattamento acque;Sistemi di trasporto;Impianti industriali di processo.I costi che si stimano per la bonifica e le perdite per il mancato servizio dei siti colpiti raggiugono l'ordine dei milioni, talvolta decine di milioni di dollari annui, anche a seconda del servizio e dell'entità, per non parlare di alcune industrie manifatturiere per cui i costi di fermo degli impianti si stimano in milioni di dollari ogni ora.

Come rispondere ai cyber-attacchi?
Cerchiamo innanzitutto di capire perché gli impianti industriali si sono scoperti così vulnerabili.
Le motivazioni degli attacchi sono sostanzialmente le seguenti: Spostamento delle tecnologie di campo da universi chiusi e proprietari a reti IP distribuiteUtilizzo d…

Automazione: non sempre una questione di costi, ma di buon senso

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Quando si considera il motivo per cui alcune Aziende di produzione e di distribuzione hanno implementato sistemi automatizzati di movimentazione dei materiali, spesso si sente parlare, prima di tutto, di previsioni finanziarie, tra cui un forte ritorno degli investimenti [Return Of Investments: ROI, NdT], un breve Periodo di Ritorno [Payback Period: PP, NdT], o  un significativo aumento del Tasso Interno di Rendimento [TIR, oppure Internal Rate of Return: IRR, NdT].
Le Aziende sono spesso alla ricerca di periodi di ROI predefiniti [e affidabili, NdT], e sulla base di questi calcoli finanziari, i dirigenti della società prendono le loro decisioni. Anche se non può essere messo in discussione che la giustificazione finanziaria per un progetto di automazione sia molto importante, questa da sola non dovrebbe essere l'unico criterio che determini la scelta di automatizzare.

Studiando le Aziende più performanti nei settori manifatturiero e distribuzione, emerge una semplice verità: la cap…

Quanto è vicina la IoT in ambito industriale?

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IoT: Internet of Things (Internet delle Cose), tra il serio e il faceto. Mai un acronimo fu più infelice! Sgraziato, superficiale, cacofonico anche in inglese (chiedo scusa a Kevin, presunto padre... forse non osava sperare in tanto successo!). Eppure nasconde il fuoco della prossima rivoluzione industriale, ancora latente sotto la cenere.

Image credits - from Wikipedia, the free Encyclopedia: A technology roadmap of the internet of things, by SRI Consulting Business Intelligence/National Intelligence Council, 4 Aprile 2008


Tutta la considerazione nasce da questo post di ieri, a proposito dei moderni relay che mostrano i muscoli ai PLC, che è servito come spunto per sviluppare il discorso verso una direzione inaspettata (trovate qui il post pubblico su Google+). Cito il passaggio:
Massimiliano SariguSì, ma a questo punto si può ancora parlare di reali differenze tra le varie categorie di apparati? Quando un PLC integra anche un motore web si può ancora considerare un semplice PLC? Se un re…

SCADA Vs MES (en)

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Never heard about "Decoupling" or "Modularity" or "Reusability" or "Interoperability"?


SCADA is about collecting and processing data and/or supervising technical equipment, MES is about manufactoring planning and effectiveness. Why binding them toghether should be better? Single machines usually do a fixed (or more often a parameters driven) job for their whole lifetime, but this is not true for the plant, where optimal behaviour, KPIs and production can change from season to season. MES, in our modest opinion, are in the domain of "industrial ITs", not in that of plant engineers: colored meters and bars, or plant areas maps in both interfaces should not be mistaken belonging the same family.

Of course you can push a SCADA being a low-level MES, or a full fledged MES being a sufficient SCADA, but those are two different worlds "by design". Data structures are different, data aggregation is different, calculations are on far dif…

Relé Vs PLC: diversi punti di vista

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In un articolo di ControlDesign di oggi, si parla di rivincita degli attuatori elettromeccanici (relay o relé che dir si voglia). Il lungo e interessante articolo offre anche numerosi spunti di riflessione niente affatto scontati, per cui suggeriamo di leggerlo attentamente. La nostra attenzione è però stata stimolata da un diverso punto di vista. Si dice che i relay siano stati vittima di un potente e progressivo oscuramento indotto, a partire da oltre 40 anni fa, dall'avvento dei PLC: potenti, flessibili e a parità di logica meno ingombranti.
Oggi la rivincita: i moderni relay sono dotati di microprocessore, di capacità di comunicazioni bus e rete, di interfacce di programmazione, di display e non temono più il confronto.
Al di là del comprensibile, ma oggettivamente forse non completamente sostenibile, entusiasmo dei commerciali... chi ha veramente vinto questa sfida? ... Il rame o il silicio?

Architetture: Managed Bus

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Descrizione dell'architetturaL'architettura MANAGED BUS, a differenza della SIMPLE BUS, comporta l'inserimento di un livello intermedio che si frappone tra il sistema di supervisione e i controller in campo. Prevede la più totale separazione logica, tra i PLC/RTU. Le unità master sono tra loro ridondanti (spiegheremo più avanti il motivo della scelta che potrebbe apparire troppo conservativa) e si occupano di effettuare polling in campo e di implementare logiche di sistema. La supervisione, comunica solamente con l'unità Master in servizio che fornirà i dati richiesti.
L'aver previsto una coppia di unità Master (che possono essere posizionate anche a distanza, premessa l'esistenza di un collegamento efficiente diretto o dedicato) ha il solo scopo di impedire che un guasto singolo sull'unità Master precluda il fluire dei dati necessari alla supervisione o che si interrompano le ottimizzazioni introdotte con "boost sistemico" che vi risiede. Lo scopo…

Architetture: Simple Bus

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In questa serie di post "Architetture" cercheremo di confrontare e analizzare alcune delle architetture più comuni. Nei PRO e CONTRO cercheremo di dare degli spunti anche per valutare le problematiche che potrebbero proporsi nello sviluppo, anche se in buona parte la loro risoluzione dipende dall'hardware e dal software che abbiamo a disposizione per il progetto: conoscere le esigenze porta a trovare gli strumenti giusti e non il vice-versa. 

Nota: le terminologie che utilizziamo per la designazione sono completamente arbitrarie. Descrizione dell'architetturaL'architettura SIMPLE BUS è la più semplice da realizzare e prevede, in prima approssimazione, che i controller in campo (siano essi PLC, DDC, RTU, etc...) si comportino autonomamente gli uni rispetto agli altri. La supervisione effettua il polling per i dati di interesse da ciascuna unità di campo. A seconda poi dei protocolli e dei trasporti che decideremo di adottare, le funzionalità di raccolta dati potrann…

Le specifiche del cliente: il Safety Integrity Level

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Sempre più spesso capita di trovarmi di fronte a specifiche del cliente che facciano richiesta di sistemi realizzati con uno specifico livello di integrità di sicurezza (SIL, o Safety Integrity Level) secondo le norme IEC 61508, IEC 61511 (per dispositivi e sistemi) e IEC 50128 (per il software ambito ferroviario), etc.
Non sono solito discutere le specifiche, in quanto devo ritenerle prescrittive e vincolanti, ma spesso mi capita di interrogarmi sull'esigenza che le scaturisce, e ogni tanto mi permetto di criticarle.
Le norme che ho citato, per fare un esempio, riguardano la realizzazione di sistemi che governano determinate e limitate funzioni di sicurezza. La mole di dati e di letteratura che si nasconde dietro al semplice codice della norma è quantomeno sconcertante, pur riguardando componenti e sistemi che nel loro complesso svolgono pochissime e ben definite funzioni nel modo più sicuro possibile per evitare danni agli esseri umani e all'ambiente. La pretesa di chiedere, i…

Inaugurazione

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Eccomi finalmente a decidere di scrivere il primo post inaugurale di questo nuovo blog per a cercare di spiegare le motivazioni che mi hanno spinto a crearlo e le aspettative che ripongo in questo angolino del web.

Mantengo già un altro blog che uso come camera di decompressione per sfogare i miei pensieri in completa libertà. Quello che mi manca è, invece, un contenitore tematico relativo al mio lavoro, dove poter inserire commenti, constatazioni, "lessons learned", impressioni e idee sul mondo professionale con cui sono ogni giorno a contatto.
Cercherò per quanto possibile di non fare nomi di Clienti, Fornitori e Concorrenti nelle mie elucubrazioni, mentre mi sento libero di farlo quando ne dovessi in qualche modo "parlare bene". Non è una rinuncia alla critica, ma piuttosto un senso di correttezza dettato anche dalla posizione che rivesto in Azienda. Questo non significa che non descriverò situazioni, circostanze, specifiche e atteggiamenti che disapprovo, ma ne o…